WTF?

Marionette spezzate: i quadri di Ruggero Defilippi

Grottesco e organico: queste le prime parole che ci raggiungono di fronte ai quadri di Ruggero Defilippi. La violenza materica apre la strada a un mondo di scheletri e corpi deformati, di denti che più che mordere sembrano scusarsi per il fatto di poterlo fare. Marionette spezzate da un malessere ossessivo, da un disagio che pare essere la cifra della vita stessa e che viene poi smentito dalla sensazione sottile di gioco che spesso ci coglie. Ma subito dopo questa rassicurante conclusione –è solo un gioco, controllato dall’idea e dall’ironia- la lividezza dei colori -freddi, “sporchi”- e l’evidente, violenta immediatezza del gesto pittorico ci introducono comunque in un mondo inquietante e solido. Usiamo il termine “solido” per indicare una concretezza quasi ontologica: il mondo è questo, sembra dirci Defilippi, che vi piaccia o no.
I temi sottesi a questa pittura così corporea sono in realtà, in un apparente paradosso, quanto di più spirituale: angeli, cattedrali organiche, l’assenza o la presenza inquietante di un dio minuscolo, quasi un demiurgo gnostico. L’essere gettati nel mondo, in vista sempre del naufragio. Una pittura esistenzialista, dunque, ed espressionistica,  in cui la citazione colta (si pensa a Ensor, Munch, Bacon) si mescola al fumetto, da Crumb al Groening di Life in Hell, arrivando talora alla costruzione del simbolo. Ma il simbolo unificatore (συμβάλλώ: metto insieme, getto insieme) si fonde con il diavolo (δίάβάλλώ: separo) e si fa consapevole dolore, ironia fino al sarcasmo, presentimento e timore di un orizzonte vuoto.
Non c’è verità, sembra dirci Defilippi, se non in uno sguardo tragico, che veda la realtà e ne porti in superficie la trama deforme e insensata. Non c’è salvezza se non nell’esercizio quotidiano dell’artigianato esistenziale e artistico che, solo, ci permette di resistere, di dare un senso, anche ex post, anche fittizio, ma comunque salvifico, a ciò che senso non ha.

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